“Scendiamo in piazza” contro #metanodotto #Snam

Domani 19 febbraio alle ore 16:00 presso il Centro Civico di Paganica (L’Aquila) si terrà un’assemblea pubblica aperta sulle ragioni del No alla realizzazione del metanodotto Snam organizzata dalla Amministrazione Separata degli Usi Civici di Paganica e San Gregorio, presieduta da Fernando Galletti, comitato da sempre attivo contro la realizzazione del gasdotto della Società Nazionale Metanodotti.

Un’assemblea pubblica per allargare il fronte di protesta contro la realizzazione del metanodotto della Snam sui luoghi maggiormente colpiti dal terremoto, un tubo largo oltre un metro, pieno di gas, che vista l’alta sismicità del territorio, metterebbe a rischio l’intera comunità. Una bomba ad orologeria nel tracciato che attraversa la dorsale appenninica e soprattutto le faglie sismiche dei territori maggiormente colpiti dai recenti terremoti. Un’opera che tuttavia la società petrolifera è intenzionata a realizzare, nonostante le proteste dei cittadini e il no della Camera dei Deputati. La battaglia è dei singoli territori che non devono rilasciare le autorizzazioni ai diversi lotti cui il tracciato è stato suddiviso.

All’assemblea pubblica parteciperanno, tra gli altri, gli attivisti dei comitati della Valle Peligna, territorio non solo interessato al passaggio del metanodotto Snam ma anche alla realizzazione di una centrale di compressione che la Snam intende realizzare a Sulmona. Parteciperanno inoltre i sindaci dei territori interessati, i responsabili degli Usi Civici del territorio, amministratori locali e regionali, cittadini e associazioni. E’ importante esserci perché il tempo stringe e nonostante il rischio sismico il progetto della Snam va avanti. E’ necessario dire NO alla realizzazione del metanodotto e manifestare tutti uniti perché il nostro non può essere un territorio di conquista!

Interverranno: Giovanni Lolli, vice Presidente Regione Abruzzo; Pierpaolo Pietrucci, Presidente Commissione Ambiente e Territorio Regione Abruzzo; Gianni Anastasio, Sindaco di Pizzoli; Giovanna Margadonna, Comitati Cittadini per l’Ambiente, Sulmona; Flora Giovannetti, associazione Altre Menti, Sulmona; comitato 3e32 / CaseMatte L’Aquila; Alessandro Novelli, associazione I Patrignonesi; Francesco Montorelli, associazione Danae; Danilo Ciuffetelli, Usi Civici di Collebrincioni; Paolo Barone, Usi Civici di Aragno; Ottorino Ghizzoni, Usi Civici di Tempera; Luca Scarcia, Usi Civici di Assergi; Pina Marcocci, Usi Civici di Filetto; Elia Serpetti, Usi Civici di Arischia; Maria Teresa Casilli, Usi Civici di Camarda.

L’invito a partecipare è rivolto a cittadini, amministratori pubblici, candidati di ogni colore, esperti e tecnici del territorio.

“Mi vedrai correre”

“Per le vittime del terremoto:
a chi non c’è più, a chi resiste”

La quotidianità, le scosse, il coraggio di chi resiste e torna a lavorare ogni giorno. Il modo di vivere delle popolazioni colpite dal terremoto visto attraverso gli occhi di un panettiere che, nonostante la terra tremi ancora e ancora, non rinuncia alla sua quotidianità. E ogni mattina si alza presto e corre per andare a lavoro. Un cortometraggio realizzato dalla casa di produzione indipendente The Stairway Production con l’obiettivo di lanciare un “messaggio di affetto e di rispetto nei confronti di chi ha subito gravi danni ma continua a lottare”. Alla realizzazione del corto, la cui regia è dello spoletino Duccio Brunetti, hanno partecipato Riccardo Pompili, Nicolò Marchi, Alessandro Elisei, Diletta Masetti, Mirko Peruzzi, Nicolas Mari

L’Abruzzo montano che resiste grazie alle donne

La lettera aperta di quattro donne imprenditrici che “reggono l’Abruzzo montano”

“Siamo donne e l’Abruzzo montano resiste anche grazie a noi!”

NavelliGrossi disagi per una nevicata eccezionale che, unita al risveglio del terremoto, ha colpito tutti, inaspettatamente: istituzioni e privati cittadini, aziende, scuole, nessuno era pronto, ed è ancora in corso la conta dei danni. Ma ci siamo chieste: può questo essere un punto di partenza per studiare, insieme, un’organizzazione migliore per il nostro territorio? E’ possibile vivere in una zona di montagna, soggetta ad un forte spopolamento, pensando, su diversa scala, a vere e proprie strategie di sopravvivenza?

Siamo quattro donne, ci vediamo spesso, e ci siamo trovate in questi giorni per raccontarci come stiamo e pensare insieme cosa fare: viviamo in quattro zone diverse dell’Abruzzo interno. Un’aquilana doc, due aquilane tornate da città più grandi per vivere e lavorare su questo territorio e una romana che ha deciso, ad un certo punto, di cambiare la sua vita, trasferirsi in montagna e metter su un’azienda agricola. Ci siamo conosciute in occasioni di condivisione organizzate da altre donne, imprenditrici e artigiane, oltre che mamme e mogli, legate a questa terra da un amore viscerale.

Siamo donne, donne abruzzesi, a volte tornate da lontano, dalle grandi metropoli, e ci siamo ritrovate ad insegnare ai nostri concittadini la consapevolezza della bellezza dei nostri paesi. Spesso gli abitanti dell’Abruzzo montano, così come di tutti i paesi dell’Appennino, non apprezzano lo straordinario patrimonio naturalistico, storico-artistico, di conoscenze e tradizioni, di arti e saperi, che hanno ereditato: questo è il risultato di un processo di rimozione delle proprie origini, di un passato di sofferenza, dal quale ci si è voluti “evolvere” e che invece va scoperto, valorizzato e tramandato. Noi invece, come tante altre, abbiamo deciso di attingere dalle nostre radici e dare un valore aggiunto, tramite la tecnologia e le competenze moderne. Con noi la tradizione si contamina, si rinnova e si innova.

Siamo donne che comunque portano avanti la propria casa, la propria famiglia, oltre al nostro lavoro, per il quale spesso non veniamo neanche prese sul serio, soprattutto dagli uomini, per i quali spesso una donna non è in grado di fare alcuni antichi mestieri come la lavorazione del formaggio o la coltivazione delle lenticchie in altura. Troppo spesso le piccole iniziative vengono ignorate in nome di progetti molto più grandi, e in questo modo non si permette la crescita delle attività minori che, in realtà, sono preziosi custodi delle zone montane.

Si parla tanto di strategia per le aree interne, di valorizzazione dei borghi di montagna, di combattere lo spopolamento dell’Appennino, ma poi, noi che le aree interne le viviamo, non vediamo provvedimenti, non vediamo azioni reali che possano sostenere queste parole. Non c’è un lavoro in rete, e spesso c’è anche competizione tra i piccoli operatori, che aspettano che qualcosa arrivi dall’alto: noi non possiamo aspettare, e non vogliamo perdere tempo a lamentarci. Noi facciamo da sole! E vogliamo dirvelo. “Le donne reggono il mondo”, è il titolo di un libro uscito qualche anno fa. Noi siamo, insieme a tante altre amiche, le donne che reggono l’Abruzzo montano, nonostante tutto. Venite in Abruzzo, visitate queste luoghi e vedrete la meraviglia che ci circonda.

Adriana Tronca ha l’azienda vinicola Vigna di More a Goriano Valli, nel comune di Tione degli Abruzzi (AQ). E’ nata a L’Aquila ma, dopo tanti anni fuori regione, è tornata qui nel 2001, si è innamorata della valle dove vive e ha messo su vigneti di pinot nero per farne uno spumante.

Francesca Ardizzola ha deciso nel 2004 di tornare a vivere nel paese della madre, Navelli (AQ). Qui ha comprato una casa e, oltre che il suo nido, ne ha fatto un’attività turistica ricettiva che si chiama Abruzzo Segreto. “Chi vuoi che venga a Navelli? Mi dicevano i paesani”. Oggi il paese ha circa 60 posti letto, numerose sono le strutture ricettive e gli eventi che si svolgono nei dintorni, soprattutto a carattere eno-gastronomico e in special modo in estate. E proprio l’estate 2016 è stata negli ultimi anni la stagione migliore in quanto a presenze turistiche. Francesca è anche la referente per la provincia dell’Aquila della Scuola del Gusto Abruzzo, che organizza iniziative volte alla valorizzazione dei prodotti locali in collaborazione con le diverse realtà produttive del territorio.

Antonella Marinelli, aquilana doc, ha un laboratorio di maglieria in città, aperto nel 2011, che si chiama I campi di mais. Cardatura, filatura, tintura, prima erano solo un hobby: Antonella faceva l’impiegata. Poi è scattato qualcosa, ha aperto questa attività, ne ha guadagnato in qualità della vita e tranquillità in famiglia, nonché nelle preziose relazioni umane con i clienti che ha trovato, in Italia e all’estero, soprattutto tramite il web.

Cristina Caselli, romana appassionata d’Abruzzo come meta di vacanze, ad un certo punto decide, nel 2001, di trasferirsi a Rocca di Mezzo (AQ), e metter su a 1.300 metri sul livello del mare In Fattoria, un’azienda agricola per legumi, grano solina e miele. Il suo obiettivo è la condivisione: tutte le filiere vengono condivise con laboratori per conservare, valorizzare, e divulgare le tradizioni.

La lettera aperta del Sindaco di Caporciano (#Laquila) ai suoi colleghi

Cari colleghi,lettera-aperta

ho letto anche io la relazione della Commissione Grandi Rischi, così come ho letto molti dei messaggi che sono circolati fra noi sindaci. Ognuno ha espresso giustamente le proprie preoccupazioni ed il suo punto di vista. Buona parte delle preoccupazioni sono unite da un fattore comune: la necessità di fare sentire la nostra voce in risposta al comunicato della Commissione, quasi che la Commissione grandi rischi avesse preso delle decisioni contro di noi sindaci. A me non sembra proprio così, consentitemi, quindi, di fare alcune considerazioni.

Abbiamo gridato, dopo il 6 aprile 2009, contro la Commissione grandi rischi di allora, rea di aver diramato un comunicato con cui si rassicuravano i cittadini. Su questo c’è stato un processo e quindi non ne parlo. Ora che la Commissione ci invia il verbale in tutte le sue parti che ognuno di noi può valutare con serenità e calma, quasi ci sentiamo offesi e gridiamo alla rivolta.

Personalmente lo interpreto come un atto di trasparenza e di dovuta informazione.

Che cosa c’è scritto in questo verbale?

Al di là dei contenuti strettamente tecnici emergono, a mio avviso, alcuni elementi molto importanti.  Esso ci fornisce, prima di tutto, le informazioni  per fare anche noi, delle valutazioni che diversamente non avremmo mai fatto ed avremmo sempre creduto a ciò che ci veniva raccontato. Non credo che questo sia una cosa di poco conto. Ci sottopone, dopo una analisi tecnica e storica di ciò che sta accadendo, tre possibili scenari su cosa potrebbe accadere.

Si usa il condizionale perché correttamente è ciò che si deve fare. Dagli scenari ne consegue che le istituzioni ai vari livelli, quindi anche i sindaci, devono “porre la massima attenzione” agli stessi scenari che in qualche misura prefigurano una continuità delle scosse sismiche, non avendo al momento elementi tali che consentono di ipotizzare “che la sequenza in corso sia in esaurimento”.

Su questo aspetto, forse quello più facilmente percepibile, prefigura anche delle aree territoriali in cui queste azioni sismiche potranno far sentire maggiormente i propri effetti.

Aggiunge poi una cosa molto importante che dovrebbe diventare il nostro cavallo di battaglia. Dice la Commissione che mancano elementi importanti per una conoscenza completa delle faglie attive  sull’intero territorio nazionale… rinnovando la raccomandazione alla Protezione Civile di intraprendere uno studio a scala nazionale che dettagli in maniera più puntuale ciò che è accaduto in Italia e ciò che sta accadendo e soprattutto il monitoraggio strumentale continuo delle aree a maggiore rischio sismico.

E sembra poco tutto questo? Come pensiamo di fare la prevenzione sui nostri territori se non abbiamo le conoscenze esatte di ciò che accade? Non dobbiamo fare l’errore di pensare solo all’oggi. È il domani che ci deve anche preoccupare se si vuole che non si torni a piangere su altre vittime. Oggi noi, e solo noi, i sindaci, dobbiamo fare sentire la nostra voce alla politica e richiamarla ai suoi doveri, che non sono quelli della bassa e misera strumentalizzazione politica di parte, ma quelli di prendere coscienza del dramma che il nostro Paese continua a vivere per la mancanza di efficienza della pubblica amministrazione, per il continuo permanere dell’italico principio dell’impunità di chi sbaglia, per la mancanza di una classe politica matura che abbia il coraggio, per una volta, di ammettere i propri errori.

Ci viene richiesto che dobbiamo attuare i nostri piani di Protezione civile. Bene io sono pronto. Ma mi chiedo: se il mio edificio strategico non può essere ristrutturato per arrivare ai coefficienti minimi di sicurezza perché chi deve assegnarci  le risorse, già disponibili da anni, non è in grado di decidere, dove faccio la mia base operativa? Se non siamo messi nelle condizioni di  mettere a disposizione dei nostri figli scuole minimamente sicure, come posso inserirle coscienziosamente nel mio piano di protezione civile? Se non si è in grado di avere ospedali sicuri per il ricovero dei pazienti, come posso continuare a definirli edifici strategici?

Se noi sindaci, per una  volta, non mettiamo da parte la ricerca del facile consenso, ed iniziamo a combattere battaglie, anche impopolari, ma portatrici di benefici effetti sulle nostre comunità , siamo sicuri di assolvere serenamente ai nostri doveri? Ecco credo da queste semplici domande dobbiamo partire a far sentire la nostra voce, non all’Abruzzo, ma all’intero Paese che oggi ci guarda e si aspetta da noi tutti una grande prova di maturità.

Ivo Cassiani

“Cade la neve”

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lievesnow
volteggiando, la neve
cade.

Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa,
stanca.

In mille immote forme
sui tetti e sui camini
sui cippi e sui giardini,
dorme.

Tutto d’intorno è pace,
chiuso in un oblio profondo,
indifferente il mondo
tace.

Ada Negri

La Parrocchiale di San Sebastiano a Navelli (AQ) sotto la neve dopo i recenti lavori di restauro post sisma

Buon 2017

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

“Ju #Natale a #Laquila”

“JU NATALE A L’AQUILA”, sulle note della famosissima Jingle Bells, nasce per augurare a tutti un Felice Natale. L’idea di scrivere una canzone sul Natale deriva dalla passione dei “Folkavacca” per le tradizioni. Dalle “sagnette ammassate con le vongole” al famoso aperitivo de “Ju Boss” a Piazza Regina Margherita, dalla bellissima “Piazza Duomo” illuminata, al cenone con “fritteji e capetò”, “JU NATALE A L’AQUILA” altro non è che una goliardica descrizione di ciò che accade a L’Aquila nella vigilia di Natale.

Folkavacca nasce dall’amicizia di tre ragazzi, estimatori della musica folk e popolare, abruzzese e non. Uniti dalla passione per la musica dei tempi che furono e per le canzoni che cantavano e fischiettavano i nostri nonni, cercano di dare nuova luce a melodie dimenticate… Melodie che facevano sorridere i nostri avi, melodie che non possono essere dimenticate.

L’organetto di Minaccia, la fisarmonica di Mimmò e la chitarra di Cecala hanno un unico nome: FOLKAVACCA!!! L’amicizia è alla base della nascita del gruppo. Far divertire chi li ascolta è la loro missione. La musica popolare, il loro pane quotidiano.

“I diari di #Laquila”

Dieci piccole storie di terremoto

i-diari-di-laquila-dieci-piccole-storie-di-terremotodi Paola Ardizzola

“3.32: un rumore come di martello pneumatico mi sveglia all’istante, è un rumore in crescendo, a cui si aggiungono i rumori degli oggetti che cadono dai mobili; realizzo immediatamente che si tratta del terremoto, il mio cervello era rimasto all’erta dopo le 23.30. Gabriele si sveglia due secondi dopo di me, e mentre l’intera stanza traballa con un suono sordo ma potente, ritmico, roboante, ci prendiamo la mano. Entrambe le nostre mani tremano, così come le gambe, e la testa, e il cuore. Riusciamo a conquistare la porta della camera da letto al buio, la luce è andata via, tremando, e sotto quella trave della porta dell’antica casa in pietra che ci ospita, ci abbracciamo senza dire una parola, immobili, consapevoli di poter morire in ogni istante, in attesa che la terra si fermi, che finiscano quei 38 lunghissimi secondi di terremoto.”

Disponibile in libreria e on line

San Giovanni a #Navelli (#Laquila)

La bellezza e il silenzio

Chiesa abbandonataSan Giovanni a Navelli
stazione di preghiere
tornate indietro dal capolinea
a nascondersi in soffitta

Patina di muffa
su Santi mutilati
e angeli addormentati sul muschio
con ali trespoli d’uccelli

Sull’altare un topo
finto agnello rosicchia
peccati duri come pietra

Ossidato un calice
sul bordo una mezzaluna
a ricordare la bocca del prete

Sbatter d’ali, piccioni
a voler scongelare mimiche
imbalsamate in implori sterili
e da una lama di luce
s’avvita polvere
forfora d’omelie

Pavimento ribelleSan Giovanni a Navelli
monito a piedi dileguati
non meritarono l’appoggio

S’avvertono respiri alle spalle
nel morbido umido silenzio
tenta stirare
il velo su anime sconfitte
persero redenzione

Fuori, radici d’alberi
strozzano il portone
punito
mai si chiuse a blasfemi

Squarcio di fulmine
campana girata
a megafono del vento
invettive di morti
ulularono ai peccati

Michael Santhers

Segnale Tim a #Navelli (#Laquila)

Ponte radio tim a NavelliProposta di riferire ai cittadini sulle cause che fino ad oggi hanno impedito la risoluzione della questione relativa all’assenza del segnale TIM assumendo altresì l’impegno di aggiornare puntualmente la cittadinanza sugli sviluppi futuri, come d’altronde la stessa Amministrazione comunale aveva sostenuto di voler fare.

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