L'unica battaglia persa è quella che non si combatte

“Scendiamo in piazza” contro #metanodotto #Snam

Domani 19 febbraio alle ore 16:00 presso il Centro Civico di Paganica (L’Aquila) si terrà un’assemblea pubblica aperta sulle ragioni del No alla realizzazione del metanodotto Snam organizzata dalla Amministrazione Separata degli Usi Civici di Paganica e San… Altro

L’Abruzzo montano che resiste grazie alle donne

La lettera aperta di quattro donne imprenditrici che “reggono l’Abruzzo montano”

“Siamo donne e l’Abruzzo montano resiste anche grazie a noi!”

NavelliGrossi disagi per una nevicata eccezionale che, unita al risveglio del terremoto, ha colpito tutti, inaspettatamente: istituzioni e privati cittadini, aziende, scuole, nessuno era pronto, ed è ancora in corso la conta dei danni. Ma ci siamo chieste: può questo essere un punto di partenza per studiare, insieme, un’organizzazione migliore per il nostro territorio? E’ possibile vivere in una zona di montagna, soggetta ad un forte spopolamento, pensando, su diversa scala, a vere e proprie strategie di sopravvivenza?

Siamo quattro donne, ci vediamo spesso, e ci siamo trovate in questi giorni per raccontarci come stiamo e pensare insieme cosa fare: viviamo in quattro zone diverse dell’Abruzzo interno. Un’aquilana doc, due aquilane tornate da città più grandi per vivere e lavorare su questo territorio e una romana che ha deciso, ad un certo punto, di cambiare la sua vita, trasferirsi in montagna e metter su un’azienda agricola. Ci siamo conosciute in occasioni di condivisione organizzate da altre donne, imprenditrici e artigiane, oltre che mamme e mogli, legate a questa terra da un amore viscerale.

Siamo donne, donne abruzzesi, a volte tornate da lontano, dalle grandi metropoli, e ci siamo ritrovate ad insegnare ai nostri concittadini la consapevolezza della bellezza dei nostri paesi. Spesso gli abitanti dell’Abruzzo montano, così come di tutti i paesi dell’Appennino, non apprezzano lo straordinario patrimonio naturalistico, storico-artistico, di conoscenze e tradizioni, di arti e saperi, che hanno ereditato: questo è il risultato di un processo di rimozione delle proprie origini, di un passato di sofferenza, dal quale ci si è voluti “evolvere” e che invece va scoperto, valorizzato e tramandato. Noi invece, come tante altre, abbiamo deciso di attingere dalle nostre radici e dare un valore aggiunto, tramite la tecnologia e le competenze moderne. Con noi la tradizione si contamina, si rinnova e si innova.

Siamo donne che comunque portano avanti la propria casa, la propria famiglia, oltre al nostro lavoro, per il quale spesso non veniamo neanche prese sul serio, soprattutto dagli uomini, per i quali spesso una donna non è in grado di fare alcuni antichi mestieri come la lavorazione del formaggio o la coltivazione delle lenticchie in altura. Troppo spesso le piccole iniziative vengono ignorate in nome di progetti molto più grandi, e in questo modo non si permette la crescita delle attività minori che, in realtà, sono preziosi custodi delle zone montane.

Si parla tanto di strategia per le aree interne, di valorizzazione dei borghi di montagna, di combattere lo spopolamento dell’Appennino, ma poi, noi che le aree interne le viviamo, non vediamo provvedimenti, non vediamo azioni reali che possano sostenere queste parole. Non c’è un lavoro in rete, e spesso c’è anche competizione tra i piccoli operatori, che aspettano che qualcosa arrivi dall’alto: noi non possiamo aspettare, e non vogliamo perdere tempo a lamentarci. Noi facciamo da sole! E vogliamo dirvelo. “Le donne reggono il mondo”, è il titolo di un libro uscito qualche anno fa. Noi siamo, insieme a tante altre amiche, le donne che reggono l’Abruzzo montano, nonostante tutto. Venite in Abruzzo, visitate queste luoghi e vedrete la meraviglia che ci circonda.

Adriana Tronca ha l’azienda vinicola Vigna di More a Goriano Valli, nel comune di Tione degli Abruzzi (AQ). E’ nata a L’Aquila ma, dopo tanti anni fuori regione, è tornata qui nel 2001, si è innamorata della valle dove vive e ha messo su vigneti di pinot nero per farne uno spumante.

Francesca Ardizzola ha deciso nel 2004 di tornare a vivere nel paese della madre, Navelli (AQ). Qui ha comprato una casa e, oltre che il suo nido, ne ha fatto un’attività turistica ricettiva che si chiama Abruzzo Segreto. “Chi vuoi che venga a Navelli? Mi dicevano i paesani”. Oggi il paese ha circa 60 posti letto, numerose sono le strutture ricettive e gli eventi che si svolgono nei dintorni, soprattutto a carattere eno-gastronomico e in special modo in estate. E proprio l’estate 2016 è stata negli ultimi anni la stagione migliore in quanto a presenze turistiche. Francesca è anche la referente per la provincia dell’Aquila della Scuola del Gusto Abruzzo, che organizza iniziative volte alla valorizzazione dei prodotti locali in collaborazione con le diverse realtà produttive del territorio.

Antonella Marinelli, aquilana doc, ha un laboratorio di maglieria in città, aperto nel 2011, che si chiama I campi di mais. Cardatura, filatura, tintura, prima erano solo un hobby: Antonella faceva l’impiegata. Poi è scattato qualcosa, ha aperto questa attività, ne ha guadagnato in qualità della vita e tranquillità in famiglia, nonché nelle preziose relazioni umane con i clienti che ha trovato, in Italia e all’estero, soprattutto tramite il web.

Cristina Caselli, romana appassionata d’Abruzzo come meta di vacanze, ad un certo punto decide, nel 2001, di trasferirsi a Rocca di Mezzo (AQ), e metter su a 1.300 metri sul livello del mare In Fattoria, un’azienda agricola per legumi, grano solina e miele. Il suo obiettivo è la condivisione: tutte le filiere vengono condivise con laboratori per conservare, valorizzare, e divulgare le tradizioni.

La lettera aperta del Sindaco di Caporciano (#Laquila) ai suoi colleghi

Cari colleghi,lettera-aperta

ho letto anche io la relazione della Commissione Grandi Rischi, così come ho letto molti dei messaggi che sono circolati fra noi sindaci. Ognuno ha espresso giustamente le proprie preoccupazioni ed il suo punto di vista. Buona parte delle preoccupazioni sono unite da un fattore comune: la necessità di fare sentire la nostra voce in risposta al comunicato della Commissione, quasi che la Commissione grandi rischi avesse preso delle decisioni contro di noi sindaci. A me non sembra proprio così, consentitemi, quindi, di fare alcune considerazioni.

Abbiamo gridato, dopo il 6 aprile 2009, contro la Commissione grandi rischi di allora, rea di aver diramato un comunicato con cui si rassicuravano i cittadini. Su questo c’è stato un processo e quindi non ne parlo. Ora che la Commissione ci invia il verbale in tutte le sue parti che ognuno di noi può valutare con serenità e calma, quasi ci sentiamo offesi e gridiamo alla rivolta.

Personalmente lo interpreto come un atto di trasparenza e di dovuta informazione.

Che cosa c’è scritto in questo verbale?

Al di là dei contenuti strettamente tecnici emergono, a mio avviso, alcuni elementi molto importanti.  Esso ci fornisce, prima di tutto, le informazioni  per fare anche noi, delle valutazioni che diversamente non avremmo mai fatto ed avremmo sempre creduto a ciò che ci veniva raccontato. Non credo che questo sia una cosa di poco conto. Ci sottopone, dopo una analisi tecnica e storica di ciò che sta accadendo, tre possibili scenari su cosa potrebbe accadere.

Si usa il condizionale perché correttamente è ciò che si deve fare. Dagli scenari ne consegue che le istituzioni ai vari livelli, quindi anche i sindaci, devono “porre la massima attenzione” agli stessi scenari che in qualche misura prefigurano una continuità delle scosse sismiche, non avendo al momento elementi tali che consentono di ipotizzare “che la sequenza in corso sia in esaurimento”.

Su questo aspetto, forse quello più facilmente percepibile, prefigura anche delle aree territoriali in cui queste azioni sismiche potranno far sentire maggiormente i propri effetti.

Aggiunge poi una cosa molto importante che dovrebbe diventare il nostro cavallo di battaglia. Dice la Commissione che mancano elementi importanti per una conoscenza completa delle faglie attive  sull’intero territorio nazionale… rinnovando la raccomandazione alla Protezione Civile di intraprendere uno studio a scala nazionale che dettagli in maniera più puntuale ciò che è accaduto in Italia e ciò che sta accadendo e soprattutto il monitoraggio strumentale continuo delle aree a maggiore rischio sismico.

E sembra poco tutto questo? Come pensiamo di fare la prevenzione sui nostri territori se non abbiamo le conoscenze esatte di ciò che accade? Non dobbiamo fare l’errore di pensare solo all’oggi. È il domani che ci deve anche preoccupare se si vuole che non si torni a piangere su altre vittime. Oggi noi, e solo noi, i sindaci, dobbiamo fare sentire la nostra voce alla politica e richiamarla ai suoi doveri, che non sono quelli della bassa e misera strumentalizzazione politica di parte, ma quelli di prendere coscienza del dramma che il nostro Paese continua a vivere per la mancanza di efficienza della pubblica amministrazione, per il continuo permanere dell’italico principio dell’impunità di chi sbaglia, per la mancanza di una classe politica matura che abbia il coraggio, per una volta, di ammettere i propri errori.

Ci viene richiesto che dobbiamo attuare i nostri piani di Protezione civile. Bene io sono pronto. Ma mi chiedo: se il mio edificio strategico non può essere ristrutturato per arrivare ai coefficienti minimi di sicurezza perché chi deve assegnarci  le risorse, già disponibili da anni, non è in grado di decidere, dove faccio la mia base operativa? Se non siamo messi nelle condizioni di  mettere a disposizione dei nostri figli scuole minimamente sicure, come posso inserirle coscienziosamente nel mio piano di protezione civile? Se non si è in grado di avere ospedali sicuri per il ricovero dei pazienti, come posso continuare a definirli edifici strategici?

Se noi sindaci, per una  volta, non mettiamo da parte la ricerca del facile consenso, ed iniziamo a combattere battaglie, anche impopolari, ma portatrici di benefici effetti sulle nostre comunità , siamo sicuri di assolvere serenamente ai nostri doveri? Ecco credo da queste semplici domande dobbiamo partire a far sentire la nostra voce, non all’Abruzzo, ma all’intero Paese che oggi ci guarda e si aspetta da noi tutti una grande prova di maturità.

Ivo Cassiani

“Cade la neve”

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lievesnow
volteggiando, la neve
cade.

Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa,
stanca.

In mille immote forme
sui tetti e sui camini
sui cippi e sui giardini,
dorme.

Tutto d’intorno è pace,
chiuso in un oblio profondo,
indifferente il mondo
tace.

Ada Negri

La Parrocchiale di San Sebastiano a Navelli (AQ) sotto la neve dopo i recenti lavori di restauro post sisma

Buon 2017

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

“Ju #Natale a #Laquila”

“JU NATALE A L’AQUILA”, sulle note della famosissima Jingle Bells, nasce per augurare a tutti un Felice Natale. L’idea di scrivere una canzone sul Natale deriva dalla passione dei “Folkavacca” per le tradizioni. Dalle “sagnette ammassate con le vongole” al famoso aperitivo de “Ju Boss” a Piazza Regina Margherita, dalla bellissima “Piazza Duomo” illuminata, al cenone con “fritteji e capetò”, “JU NATALE A L’AQUILA” altro non è che una goliardica descrizione di ciò che accade a L’Aquila nella vigilia di Natale.

Folkavacca nasce dall’amicizia di tre ragazzi, estimatori della musica folk e popolare, abruzzese e non. Uniti dalla passione per la musica dei tempi che furono e per le canzoni che cantavano e fischiettavano i nostri nonni, cercano di dare nuova luce a melodie dimenticate… Melodie che facevano sorridere i nostri avi, melodie che non possono essere dimenticate.

L’organetto di Minaccia, la fisarmonica di Mimmò e la chitarra di Cecala hanno un unico nome: FOLKAVACCA!!! L’amicizia è alla base della nascita del gruppo. Far divertire chi li ascolta è la loro missione. La musica popolare, il loro pane quotidiano.

“I diari di #Laquila”

Dieci piccole storie di terremoto

i-diari-di-laquila-dieci-piccole-storie-di-terremotodi Paola Ardizzola

“3.32: un rumore come di martello pneumatico mi sveglia all’istante, è un rumore in crescendo, a cui si aggiungono i rumori degli oggetti che cadono dai mobili; realizzo immediatamente che si tratta del terremoto, il mio cervello era rimasto all’erta dopo le 23.30. Gabriele si sveglia due secondi dopo di me, e mentre l’intera stanza traballa con un suono sordo ma potente, ritmico, roboante, ci prendiamo la mano. Entrambe le nostre mani tremano, così come le gambe, e la testa, e il cuore. Riusciamo a conquistare la porta della camera da letto al buio, la luce è andata via, tremando, e sotto quella trave della porta dell’antica casa in pietra che ci ospita, ci abbracciamo senza dire una parola, immobili, consapevoli di poter morire in ogni istante, in attesa che la terra si fermi, che finiscano quei 38 lunghissimi secondi di terremoto.”

Disponibile in libreria e on line

San Giovanni a #Navelli (#Laquila)

La bellezza e il silenzio

Chiesa abbandonataSan Giovanni a Navelli
stazione di preghiere
tornate indietro dal capolinea
a nascondersi in soffitta

Patina di muffa
su Santi mutilati
e angeli addormentati sul muschio
con ali trespoli d’uccelli

Sull’altare un topo
finto agnello rosicchia
peccati duri come pietra

Ossidato un calice
sul bordo una mezzaluna
a ricordare la bocca del prete

Sbatter d’ali, piccioni
a voler scongelare mimiche
imbalsamate in implori sterili
e da una lama di luce
s’avvita polvere
forfora d’omelie

Pavimento ribelleSan Giovanni a Navelli
monito a piedi dileguati
non meritarono l’appoggio

S’avvertono respiri alle spalle
nel morbido umido silenzio
tenta stirare
il velo su anime sconfitte
persero redenzione

Fuori, radici d’alberi
strozzano il portone
punito
mai si chiuse a blasfemi

Squarcio di fulmine
campana girata
a megafono del vento
invettive di morti
ulularono ai peccati

Michael Santhers

Segnale Tim a #Navelli (#Laquila)

Ponte radio tim a NavelliProposta di riferire ai cittadini sulle cause che fino ad oggi hanno impedito la risoluzione della questione relativa all’assenza del segnale TIM assumendo altresì l’impegno di aggiornare puntualmente la cittadinanza sugli sviluppi futuri, come d’altronde la stessa Amministrazione comunale aveva sostenuto di voler fare.

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Il metanodotto e la centrale valgono più della vita umana?

Con una recente sentenza (n. 249 del 4.10.16, pubblicata nei giorni scorsi) la Corte Costituzionale ha bocciato la legge della Regione Abruzzo dell’8 giugno 2015 che, al fine di garantire l’incolumità pubblica, stabiliva maggiori distanze di sicurezza per la realizzazione di nuovi metanodotti. Secondo la Corte, la Regione non poteva approvare la legge in oggetto perché essa “si pone in con l’espressa riserva allo Stato” della determinazione dei criteri generali tecnico-costruttivi in materia di impianti energetici. A nostro avviso si tratta di una decisione discutibile. Con la stessa sentenza, infatti, la Corte riconosce il pieno diritto della Regione a legiferare poiché le materie dell’ energia e del governo del territorio rientrano nella competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni (diritto che verrà cancellato qualora, nel referendum del 4 dicembre prossimo, dovesse essere approvata la riforma costituzionale).

La Giunta D’Alfonso, anziché difendere la Legge approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale, ha fatto marcia indietro approvando una delibera (DGR del 27/08/2015 n. 691), con la quale addirittura, condivide “la fondatezza delle motivazioni con cui il Governo Renzi aveva impugnato la Legge e, conseguentemente, ha disposto la non costituzione della Regione Abruzzo nel giudizio dinanzi la Corte Costituzionale”. Tale decisione adottata dalla Giunta D’Alfonso, è stato un atto gravissimo di arrendevole sudditanza di politici senza spina dorsale perché la Regione aveva pieno titolo e ottime ragioni nel difendere la Legge approvata in quanto essa andava oltre gli aspetti meramente “tecnico-costruttivi” e, nello stabilire maggiori distanze di sicurezza, tendeva a tutelare il territorio e la vita degli abitanti che lo vivono, in ottemperanza all’art. 32 della Costituzione che afferma: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. La Regione, di fronte al ricorso del Governo avrebbe potuto così sostenere, davanti alla Corte Costituzionale, che la tutela della salute è prevalente sulle prerogative dello Stato in materia di energia e che è la Legge nazionale sulle distanze di sicurezza, “drammaticamente inadeguate”, ad essere incostituzionale!

Infatti la Legge regionale era stata approvata dopo l’esplosione del metanodotto Snam a Mutignano di Pineto il 6 marzo 2015. La bomba di fuoco scaturita dall’esplosione aveva prodotto i suoi effetti distruttivi fino ad un raggio di circa 150 metri, evidenziando l’assoluta inadeguatezza delle norme vigenti a livello nazionale, che consentono di collocare un metanodotto a 30 metri da singole abitazioni e a 100 metri da agglomerati con 300 abitanti o da luoghi di concentrazione di persone come ospedali, scuole, supermercati ecc. Le norme in vigore non solo espongono i cittadini a pericoli gravissimi, ma addirittura stabiliscono il valore della vita umana in base al numero delle persone: una singola famiglia può essere sacrificata; per avere invece qualche possibilità di salvarsi bisogna essere almeno in 300!

mut

A questo punto è inevitabile la domanda: cosa succederebbe se esplodesse il metanodotto che la Snam insiste nel voler installare nel nostro territorio e che ha una portata di gas che è quattro volte rispetto al gasdotto di Mutignano?

Dopo il clamoroso voltafaccia della Giunta Regionale, la sentenza negativa della Corte Costituzionale era pressochè scontata e il rischio, a nostro avviso elevatissimo, che il Governo Renzi autorizzi la costruzione della centrale di compressione non deriva da questa sentenza, ma dal comportamento irresponsabile della quasi totalità dei nostri rappresentanti politici ed istituzionali che, anziché chiamare il territorio alla mobilitazione ed assumere iniziative efficaci nei confronti del Governo, continuano a restare muti ed inerti.

Sulmona, 28 novembre 2016

Comitati cittadini per l’ambiente


I Comitati cittadini e il collettivo AltreMenti indicono
per domani giovedì 1 dicembre ore 17.00 presso la Comunità Montana Peligna
una pubblica assemblea sulla questione Snam.

Nell’occasione verranno affrontate tutte le problematiche inerenti il gasdotto e la centrale di compressione con immagini, video, tracciato del gasdotto a Sulmona, registrazioni audio, commenti.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

Sì all’amore. No alla violenza.

E ripetevi tutto questo con quell’aria da padrone
convincendomi a pensare che io avevo torto
e tu ragione
ma lo sai alla fine che l’amore
se lo tieni chiuso a chiave guarda altrove

Cari politici…

se ci siete battete un colpo.

imageMentre la nostra classe politica, quasi al completo continua a tacere, la stampa nazionale torna ad occuparsi del mega gasdotto e della centrale della Snam.

Dopo l’articolo del 15 novembre, “Il Fatto quotidiano” torna oggi sull’argomento dedicandovi due intere pagine.

Significativo il richiamo di prima pagina: “Il gasdotto dentro il terremoto, viaggio lungo il tracciato dell’opera “strategica” della Snam, che passerà sotto alle faglie e ai borghi devastati dal sisma”.

il-fatto-quotidiano-aNon abbiamo segnali di iniziative volte a dimostrare che si intende affrontare la questione proprio sul piano politico. Quando si convocherà un’assemblea con il Sindaco del Comune di Sulmona, Annamaria Casini, con i Sindaci del territorio, il Presidente della Provincia Antonio De Crescentis, l’Assessore alle aree interne Andrea Gerosolimo, il Sottosegretario della Regione Abruzzo Mario Mazzocca e il Presidente D’Alfonso, dalla quale far scaturire un documento unitario con la richiesta di un incontro urgente con Renzi? L’unico politico della classe dirigente deciso a rompere l’”assordante silenzio” sulla questione Snam è Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale del PD e Presidente della Commissione Territorio della Regione Abruzzo. Agli altri diciamo: se ci siete battete un colpo.

Gli Scout di Sulmona, con il loro impegno e la loro mobilitazione in difesa del nostro territorio, dimostrano di essere più avanti e più incisivi dei nostri rappresentanti istituzionali, che si limitano a votare degli atti formali senza poi dare ad essi alcun seguito.

il-fatto-quotidiano-bIl gasdotto “Rete Adriatica” è la continuazione del TAP (Trans Adriatic Pipeline) proveniente dall’Azerbajian, un Paese ben noto per la violazione dei valori democratici e dei diritti umani. Al centro della puntata di questa sera di “Report” ci sarà l’inchiesta della Procura di Milano, che ha aperto un fascicolo per corruzione e riciclaggio.

Sulmona, 21 novembre 2016

Comitati cittadini per l’ambiente

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