La lettera aperta del Sindaco di Caporciano (#Laquila) ai suoi colleghi

Cari colleghi,lettera-aperta

ho letto anche io la relazione della Commissione Grandi Rischi, così come ho letto molti dei messaggi che sono circolati fra noi sindaci. Ognuno ha espresso giustamente le proprie preoccupazioni ed il suo punto di vista. Buona parte delle preoccupazioni sono unite da un fattore comune: la necessità di fare sentire la nostra voce in risposta al comunicato della Commissione, quasi che la Commissione grandi rischi avesse preso delle decisioni contro di noi sindaci. A me non sembra proprio così, consentitemi, quindi, di fare alcune considerazioni.

Abbiamo gridato, dopo il 6 aprile 2009, contro la Commissione grandi rischi di allora, rea di aver diramato un comunicato con cui si rassicuravano i cittadini. Su questo c’è stato un processo e quindi non ne parlo. Ora che la Commissione ci invia il verbale in tutte le sue parti che ognuno di noi può valutare con serenità e calma, quasi ci sentiamo offesi e gridiamo alla rivolta.

Personalmente lo interpreto come un atto di trasparenza e di dovuta informazione.

Che cosa c’è scritto in questo verbale?

Al di là dei contenuti strettamente tecnici emergono, a mio avviso, alcuni elementi molto importanti.  Esso ci fornisce, prima di tutto, le informazioni  per fare anche noi, delle valutazioni che diversamente non avremmo mai fatto ed avremmo sempre creduto a ciò che ci veniva raccontato. Non credo che questo sia una cosa di poco conto. Ci sottopone, dopo una analisi tecnica e storica di ciò che sta accadendo, tre possibili scenari su cosa potrebbe accadere.

Si usa il condizionale perché correttamente è ciò che si deve fare. Dagli scenari ne consegue che le istituzioni ai vari livelli, quindi anche i sindaci, devono “porre la massima attenzione” agli stessi scenari che in qualche misura prefigurano una continuità delle scosse sismiche, non avendo al momento elementi tali che consentono di ipotizzare “che la sequenza in corso sia in esaurimento”.

Su questo aspetto, forse quello più facilmente percepibile, prefigura anche delle aree territoriali in cui queste azioni sismiche potranno far sentire maggiormente i propri effetti.

Aggiunge poi una cosa molto importante che dovrebbe diventare il nostro cavallo di battaglia. Dice la Commissione che mancano elementi importanti per una conoscenza completa delle faglie attive  sull’intero territorio nazionale… rinnovando la raccomandazione alla Protezione Civile di intraprendere uno studio a scala nazionale che dettagli in maniera più puntuale ciò che è accaduto in Italia e ciò che sta accadendo e soprattutto il monitoraggio strumentale continuo delle aree a maggiore rischio sismico.

E sembra poco tutto questo? Come pensiamo di fare la prevenzione sui nostri territori se non abbiamo le conoscenze esatte di ciò che accade? Non dobbiamo fare l’errore di pensare solo all’oggi. È il domani che ci deve anche preoccupare se si vuole che non si torni a piangere su altre vittime. Oggi noi, e solo noi, i sindaci, dobbiamo fare sentire la nostra voce alla politica e richiamarla ai suoi doveri, che non sono quelli della bassa e misera strumentalizzazione politica di parte, ma quelli di prendere coscienza del dramma che il nostro Paese continua a vivere per la mancanza di efficienza della pubblica amministrazione, per il continuo permanere dell’italico principio dell’impunità di chi sbaglia, per la mancanza di una classe politica matura che abbia il coraggio, per una volta, di ammettere i propri errori.

Ci viene richiesto che dobbiamo attuare i nostri piani di Protezione civile. Bene io sono pronto. Ma mi chiedo: se il mio edificio strategico non può essere ristrutturato per arrivare ai coefficienti minimi di sicurezza perché chi deve assegnarci  le risorse, già disponibili da anni, non è in grado di decidere, dove faccio la mia base operativa? Se non siamo messi nelle condizioni di  mettere a disposizione dei nostri figli scuole minimamente sicure, come posso inserirle coscienziosamente nel mio piano di protezione civile? Se non si è in grado di avere ospedali sicuri per il ricovero dei pazienti, come posso continuare a definirli edifici strategici?

Se noi sindaci, per una  volta, non mettiamo da parte la ricerca del facile consenso, ed iniziamo a combattere battaglie, anche impopolari, ma portatrici di benefici effetti sulle nostre comunità , siamo sicuri di assolvere serenamente ai nostri doveri? Ecco credo da queste semplici domande dobbiamo partire a far sentire la nostra voce, non all’Abruzzo, ma all’intero Paese che oggi ci guarda e si aspetta da noi tutti una grande prova di maturità.

Ivo Cassiani

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